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Pioraco,
l’antico Prolaqueum o Prope-lacum, vicino al lago,
e’ un centro dell’alto maceratese, a 441 metri sul
livello del mare.
Le origini di Pioraco precedono il passaggio per le
impervie gole delle truppe di Annibale, dopo la
battaglia contro il console romano Servilio, intorno
al 215 a.C.
Nel medioevo anche Pioraco e la zona circostante
furono interessati da diverse invasioni. La prima,
quella dei Goti guidati da Totila (545 d.C.), che
tentavano di raggiungere Osimo; la seconda, nel
1259, da parte delle truppe di Re Manfredi, in
marcia verso Camerino; la terza, da parte degli
armati di Francesco Sforza, che nel 1434 causarono
la strage dei Varano.
Non sono mancati anche fatti di brigantaggio e di
scorrerie di bande armate che turbavano, sovente, il
quieto vivere e il lavoro degli abitanti. Di questi
episodi banditeschi si parla anche nel romanzo Lo
scoglio del Paradiso” di Luigi Mariani, pubblicato
nel 1879.
Pioraco, in tempi remoti, sarebbe stato anche un
luogo di pena. Ludovico Ludovici, in un opuscoletto
stampato a Roma nel 1908, ha scritto: “I nobili
romani, se per qualche loro capitale delitto non
potevano, secondo la legge di quei tempi, essere
condannati alla morte, venivano invece esiliati a
Pioraco. Essendo la maggior parte di essi facoltosa,
si procuro’, anche in questo luogo di relegazione,
fabbricare edifici per svaghi e divertimenti
pubblici, ad esempio le terme, le peschiere (vivarium
piscium), un teatro, un foro, dei tempii per adorare
le loro false divinita’: un tempio per la dea Flora
nel punto piu’ culminante del paese, un altro per la
dea Iside nei confini ad est-nord di Pioraco”.
Pioraco ebbe il suo massimo splendore sotto la
signoria dei Da Varano di Camerino, che possedevano
terreni, molini, abitazioni ed una ricca corte, dove
solevano ospitare insigni personaggi dell’epoca,
ammaliati dalle bellezze del paese, definito da
Isabella D’Este Gonzaga: “loco tanto ameno quanto la
natura havesse potuto fare”.
Presso la Pieve di san Vittorino, come altrove, i
Varano avevano le loro ricche residenze: “ltem le
case della Corte sono in Pioraco con lo cortile,
palombare, orti, pescera appresso la piazza de
sancto Victorino, la via lo fiume lo monte e l’orto
di sancto Francesco”. Nella Corte di Pioraco,
soggiornarono anche Giulio Cesare Da Varano e sua
moglie Giovanna Malatesta.
I Varano erano anche proprietari di una cinciara,
ovvero incettavano e commerciavano in stracci, che
servivano allora come materia base per fare la carta
a mano, che ebbe a Pioraco e prima ancora a
Fabriano, la sua culla Italia. Se non furono i
Varano ad attivare artigianalmente la fabbricazione
della carta, nel ‘400 e ‘500, diedero un forte
contributo allo sviluppo produttivo, come dimostrato
da frequenti contratti e concessioni. E’ noto quello
con cui Giovanna Malatesta Varano, concedeva al
piorachese Domenico Di Bartolomeo “usu fructum
cinciarie de civitate et comitatu pro uno anno
incípiendo in kalendis aprilis cum pactis modis et
conditionibus hactenus consuetis pro pretio 125
florenorum”. Erano molti i piorachesi che ricevevano
i locali, le attrezzature necessarie alla
lavorazione della carta, la dovuta quantità di
stracci, con l’obbligo di consegnare, entro i
termini prestabiliti, la carta e il denaro per
l’affitto. I Da Varano svilupparono cosi’ l’attività
commerciale, con il monopolio degli stracci,
riservandosi la cinciara su tutto lo Stato. La
lavorazione della carta rimase ancora per lungo
tempo di tipo artigianale e a conduzione familiare,
fino agli albori della vita moderna nel nostro paese........................................
Tratto da:Pioraco il paese della carta di Alfranco
Capponi - Ed. Mierna (1991) |